Appena ho aperto gli occhi ha smesso di piovere ed in pochi minuti è spuntato il sole. Grazie, sei molto generosa New York questa mattina, non sarebbe stato troppo felice partire con il cielo grigio. Vado a fare colazione al Connecticut Muffin, la bakery all’angolo della 2nd/7th con i tavolini fuori e i dolcetti caldi. Fake cappuccino e cinnamon stick. Mmm, devo anche comprare i lucchetti per le valigie. Per il viaggio di ritorno ne ho 4.
Pensavo che rileggendo tutte le stupide inutili minchiate che ho scritto in questi mesi non riuscirò a ricordare le sensazioni che ho provato, partendo, arrivando, iniziando, faticando, divertendomi, imparando, conoscendo. E partendo di nuovo, adesso, per chissà dove e per chissà quanto. E’ stato tutto turbolento e senza dubbio mi servirà altro tempo per metabolizzare questo viaggio, adesso. Ma le ore di volo che mi aspettano forse saranno abbastanza per capire se ho capito qual’è il mio posto nel mondo. Ma poi, è davvero vero che abbiamo un posto nel mondo? Io mi sento di no. Nessun posto e tutti i posti. Sempre turisti, sempre fantasmi.
Ma sono felice. No, non lo sono, actually. Ma voglio pensare di esserlo. Sono felice di aver fatto anche questa. Di tutto quello che ho fatto finora. Di tutto quello che ho provato finora. Certo, pensandoci a fondo, sarebbe stato meglio se niente di ciò che mi ha spinto fin qui fosse mai successo.
Se tutto quello che è successo non fosse mai successo i miei traguardi li avrei già raggiunti da un pezzo. Non c’era da cambiare nulla. Avevo tutto ciò che desideravo. Ma era tanto tempo fa. Prima uno, poi gli altri (capisciammè) mi hanno tirato calci uno dopo l’altro ed hanno fatto svanire quel che di bello mi ero costruita. Allontanarsi da tutti i rimpianti – mea culpa – è stata l’unica cosa che sono riuscita a fare. E città dopo città, amici dopo amici, sono finita quaggiù. Ogni volta tutto è svanito come se fosse per sempre, nel mio cuore. E anche oggi mi sento così. Si si, posso sempre tornare, certo. Probabilmente lo farò immediatamente appena metto piede a Pisa domani. Madonnina santa che ansia. Ma intanto ora devo dire addio a tutto, di nuovo. E sono stanca di farlo. Ma quante emozioni, anche adesso … mi sembra di soffocare! Non è forse questa la ‘vita’?
Dunque, le valigie sono sulla porta, e io aspetto Richard e il taxi.
E’ tutto pronto. Tranne me.





Le scenografie erano qualcosa di indescrivibile, per la magia che sono riuscite ad evocare e per quanto fossero allo stesso tempo in qualche modo familiari, dato che erano ovviamente ispirate alla trasposizione cinematografica che conosciamo tutti. Mi sono ricordata tutte le parole delle canzoni come una bimbetta. E chi non se le ricorda? (A parte Inga e la sua amica, che non hanno MAI VISTO il film. Roba da galera)





INVITATION TO ART AFTER DARK