I tought I was someone else, someone good.

4 Mar

And so, questo è stato l’ultimo giorno al museo. Non riesco a credere che tutto quello che ho vissuto qui sarà, un giorno, perso chissà dove nei ricordi. Ho lavorato fino a tardi, ed ho lavorato davvero tanto, portando a termine tutti i compiti che mie rano stati assegnati ed anche di più. Melissa mi ha consegnato una lettera di referenze come nessuna di quelle che ho ricevuto nei miei precedenti impegni. E sono quasi sicura che non varrà a niente, neanche questa. Ma più di così davvero non saprei cosa portare a mio favore, stavolta. Una lunga lettera nella quale stentavo quasi a riconoscermi, se non mi fossi poi soffermata a pensare per un attimo a quante cose ho in effetti fatto in questi mesi. Innumerevoli. Preziosissime, per me e per loro.

Il venerdì il museo chiude alle 15.30, perché è Shabbat, così, quando sono uscita io, intorno alle 19.00, non c’erano che gli uomini della sicurezza, ed un tramonto ormai consumato. Avevo salutato tutti man mano che tornavano a casa. Ho preso nota degli ultimi suggerimenti di cui potevo tesoro in futuro. Ho avuto un affettuoso colloquio col direttore. Non so cosa pensare di niente, non so nemmeno come mi sento. O forse non voglio andare a vedere fino in fondo come mi sento, perché  non dev’essere un granché questa risposta.

Sono uscita, passando dal retro, dove di solito entro al mattino quando l’entrata principale è ancora chiusa. Ho voluto credere che lunedì, come al solito, sarò di nuovo lì, a finire il mio condition report. Ho fatto pochi passi ed ho raggiunto la camminata che si affaccia su Bedloe’s Island, dove si riconosce con qualsiasi tempo, chiara ed emozionante, la figura di Lady Liberty. So tutto di lei, ormai. Ed ho ancora tre sigarette nel pacchetto. L’ho comprato la prima settimana di gennaio, non male. Stasera ne ho fumata una, che si è persa in un vento gelido e pungente. Poi, siccome il patetismo è davvero il mio forte, ho scelto dalla mia playlist “New York” Perfect day di Lou Reed, e l’ho ascoltata mentre raggiungevo la metro, in una surreale atmosfera di silenzio assordante e solitudine (quella bella, quella titanica).

And so, New York, today you made me forget myself.

I tought I was someone else, someone good.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: