DIA: Beacon

5 Mar

Richard mi ha invitato a fare una gita ‘fuoriporta’, per salvarsi da un certo pigiama party cui avrebbe dovuto partecipare con Nora e Miss Scarlet.
Così questa mattina, dopo il consueto caffè da Grumpy, abbiamo raggiunto Beacon, che è abbastanza far from NYC, quasi due ore di macchina. Uscendo dalla città, col diradarsi dei grattacieli e del famoso – virgolette – agglomerato urbano – virgolette -, abbiamo percorso l’Hudson lungo la riva. Il bosco sembrava quasi una palude, con il sole giallo sopra, e le neve che, sciogliendosi, formava delle larghe macchie di acqua fumante, che le foglie secche a terra per l’inverno non riuscivano a drenare. Qua e là una forma d’acqua più grande aveva ancora larghe piastre di ghiaccio galleggianti. Qualche procione sul ciglio della strada.

Abbiamo raggiunto Beacon, un po’più su di NYC, nello Stato di New York. Richard mi ha portato a visitare lo spettacolare DIA (www.diabeacon.org). Uno spazio sconfinato di istallazioni, sculture e dipinti di grandi artisti contemporanei. Abbiamo riso come matti. Abbiamo impiegato quasi tre ore per vedere appena metà della galleria: Wharol, Richter, Serra, De Maria … Più di un’ora per cercare di ricostruire la serie logica, o  matematica, o geometrica, o chissà, con cui Le Witt aveva realizzato gli switch di quei suoi maledettissimi quadrati di colori primari a rigatino. Un mal di testa assurdo, una sfida tra me e lui a chi arrivava per primo alla soluzione (no, abbiamo abbandonato dopo che nemmeno la quarta serie aveva una connessione riconducibile ad una funzione – nella foto, sono quelli a sinistra, malidetti loro). Quando eravamo pronti per il secondo tempo, e in particolare volevo proprio provare la vertigine di Michael Heizer, ci hanno buttato fuori perché la galleria doveva chiudere. Ahahah.

Ovviamente questa previous fabbrica di scatole – e per un certo periodo anche di biscotti – era nel mezzo del nulla, circondata solo da qualche casupola di quelle very very american, tutte in legno, tetto a due spioventi, portico o veranda dotati di divanetto in vimini, dove ti aspetti di vedere seduto Chuch Norris con l’ascia in mano.

Abbiamo percorso il nostro sunset boulevard fino a Cold Spring e lì abbiamo pranzato/cenato. Come si dice?, erano le 5 e mezzo. Abbiamo scelto questo ristorante francese, le Bouchon, che sul menù fuori proponeva cibo alsaziano – che io quando si parla di tedeschi (praticamente siamo lì) sono sempre d’accordo.

E’ stato il pranzo/cena più lungo degli ultimi dodici anni. Forse paragonabile ad un matrimonio. Quasi tre ore. No, abbiamo mangiato solo un antipasto e due piatti che ci siamo divisi per assaggiarli entrambi. Vino rosso. Vino bianco. Dolcino. No, il cameriere con i baffi alla Dalì non ci ha fatto aspettare affatto, le portate sono arrivate tutte in tempo. Ma, semplicemente, stavamo bene lì. Abbiamo parlato di molte cose. Andare. Tornare. Cambiare vita. Ritornare ad una vita già conosciuta. Responsabilità. Necessità. Progetti.

Il locale era così carino ed accogliente da sembrare un altro set cinematografico (qui tutto sembra fake, ovunque). Ed il vino era delizioso, il primo meritevole da quando sono qui, sarà perché non l’ho scelto io (adoro quando gli uomini decidono per me).

Siamo rientrati a NYC quasi alle dieci. Ed ho visto di nuovo la città illuminata dal ponte di Brooklyn, come il primo giorno quando Richard mi è venuto a prendere all’aeroporto. Di nuovo in macchina verso la 3rd Street. Il mio arrivo. E adesso, la mia partenza.

5 Responses to “DIA: Beacon”

  1. ilaria March 7, 2011 at 1:34 pm #

    e aggiungere maremmaimpestataladra!

  2. FEDERICA March 8, 2011 at 6:29 pm #

    ma ti ricordi quando sei arrivata quello che dicevi? Ti chiedevi cosa ci facevi tutta sola in quella grande città. E ora che sei giunta al capolinea non partiresti più … forse non eri così sola come credevi, forse la tua forza, te stessa e questa meravigliosa città ti sono bastati a colmare i vuoti che avevi quando sei partita. Comunque anche noi abbiamo vissuto con te giorni di emozioni: ci hai fatto ridere, commuovere ed è stato come essere li con te che per mano ci mostravi quanto hai vissuto!!

  3. ilaria March 8, 2011 at 10:23 pm #

    concordo con federica, mi fa’ piacere a fine o inizio giornata collegarmi a internet e leggere le sue giornate e direi che questa giornata e’ quella piu’ bella che abbiamo letto, rilassata e divertente……con uomo sposato….maremmaimpe#?!”#!

    • france nyc March 10, 2011 at 1:45 am #

      Ahahahah! Sei troppo scema! Ma deh … hai un po’ ragione …

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